Nicola d’Ugo blog

Scrittore militantissimo.
Ph.D.
in letterature di lingua inglese.

Masse di oggi e di ieri in Europa

I cittadini europei sono retrocessi socialmente alla condizione di più di un secolo fa. Stanno mediamente molto meglio per igiene e alimentazione, anche se mangiano schifezze. Il passatempo mi pare sia mediamente peggiorato. La condizione femminile è notevolmente migliorata. I giornalisti hanno sostituito il ruolo che aveva il capofamiglia presso i contadini quando esso faceva da tramite dei fattori. Le capacità dei ministri sono notevolmente calate, in quanto i rappresentanti politici sono decaduti a rango di mediatori tra potere fattuale e cittadini, un rango inconcepibile per il tipico colto ministro ottocentesco. Certo, non è quello che direbbero Michele Serra, Roberto Saviano o Marco Travaglio, ossia i nuovi capofamiglia della società dei servizi ai discendenti dei contadini che ora fanno i prestatori di servizio o i disoccupati. Ma un contadino avrebbe mai ascoltato le parole di un Lev Tolstoj quando la sua fonte di fiducia era il capofamiglia? Ovviamente no. Per cui, cari amici, per non commettere errori di giudizio quando parliamo di comunicazione con le masse dei cittadini, teniamoci nel quadro sociale attuale e consideriamo i limiti che hanno.

Haiku

Quando la vita
viene nelle mie mani
ne sento il cuore.

Cosenza, 30 luglio 2014

Un pensiero per Amy Winehouse a tre anni dalla sua giovane morte

Il mio entusiasmo per Amy Winehouse è stato subitaneo e postumo, al pari di quello per Maria Callas, Jimi Hendrix, Nina Simone, Janis Joplin e Jim Morrison. A differenza degli altri, Amy era una mia contemporanea, di cui non conoscevo neppure l’esistenza. Seppi di lei quando ai tg diedero la notizia della sua morte improvvisa. Guardandola alla tv, mi sembrò una punk rocchettara, di quelle che l’industria culturale ti butta in faccia e su cui si fa chiacchiericcio e mercato. Non ne ebbi un’impressione positiva, pensavo fosse una tipa scaciata alla Courtney Love, musicalmente altrettanto piatta quanto celebre (ma Courtney come attrice ha regalato una delle più belle interpretazioni del cinema postbellico, per renderle quel che merita).
Era nel luglio 2011, ed ero a Lerici. Mi pare che fosse che ne parlammo con Francesca, mia cognata, la quale ha gusti suoi, che non combaciano ma che si sovrappongono in buona parte ai miei, e me ne parlò benissimo, come di un’artista seria. L’ascoltai, e capii subito che dietro alla sua morte di quei giorni si era aperta la voragine di una grande perdita. Per capire se un cantante è eccezionale non occorre la ragione: ti fa venire la pelle d’oca. Amy Winehouse, anche ad ascoltarla a distanza di anni, mi fa venire la pelle d’oca. Non lo dico tanto per dire la mia, lo dico piuttosto per metter in evidenza l’importanza della pelle che si accappona, e non in una occasione, ma ripetutamente. E fu per questo preciso motivo che ascoltai tutto quello che aveva realizzato e continuo ad ascoltarlo tutt’ora. Lo stesso vale per i rari autori che ho menzionato sopra e per alcuni altri compositori, direttori d’orchestra, musicisti e cantanti, vivi o non più tra noi, tra cui Wilhelm Furtwängler e Svjatoslav Richter desidero qui menzionare.
Oggi ricorre il terzo anno dalla scomparsa di Amy Winehouse. Se ne è andata poco prima di compiere ventotto anni, per aver bevuto più bevande alcoliche di quel che la sua fibra avrebbe potuto sostenere. Tre anni sono pochi per chi, come me, ne ha vissuti sedici volte tanti. Per me, il modo migliore di ricordare questo genio musicale che mi sembrava una punk rocchettara dell’ultima ora è ascoltare i suoi lavori, e indicarli agli altri. Nulla di filosofico e tantomeno di razionale, nulla di fine per quel che riguarda il pensiero, ma qualcosa di delicato, espressivo, struggente e coinvolgente che riguarda lo spirito. Qualcosa che ti fa accapponare la pelle e sentire tenerezza, senza obiettivi o pensieri che riguardino i grandi sistemi di cui si occupa la letteratura. Solo pelle, stomaco, cuore. E qualcosa di più.

I Cinque Occhi, l’Unione Europea, la Nato e la posizione inaffidabile di Londra

Se non conoscessi i problemi che derivano dall’esclusione delle popolazioni da una comunità più estesa, non avrei difficoltà a dire che il Regno Unito debba essere invitato ad uscire dall’Unione Europea, se quel che risulta dagli archivi americani è vero (come attualmente appare evidente). Non puoi far parte dell’alleanza dei Cinque Occhi (con USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda) che spia come nemici i paesi dell’Unione Europea e, al contempo, farne parte. O sei con gli altri quattro o sei nell’UE. Meglio una belva alle porte che una serpe in casa. Credo che su questo bisogni aprire quanto prima un dibattito coi cittadini britannici, e che il governo di Londra debba rendersi conto della gravità del tradimento nei confronti degli altri paesi dell’Unione Europea.
Anche riguardo alla Nato, l’organizzazione dei Cinque Occhi capitanata dall’Amministrazione Obama mette in forte discussione il prosieguo di un’alleanza militare di cui tre membri (USA, Canada e Regno Unito) si stanno tagliando fuori, comportandosi con tutta evidenza da nemici nei confronti delle altre 25 nazioni del Trattato Atlantico. Anche a prescindere dal fatto che gli USA difendano le posizioni di Israele contro quelle della Turchia (anch’essa alleata Nato), il che dà molto da pensare.
La situazione del Regno Unito, di cui occorre diffidare, è doppiamente grave e delicata, e tale nazione andrebbe posta, per come la vedo io, sotto osservazione da parte degli altri paesi dell’UE, come avvenne con l’Austria diversi anni fa. Finita la guerra fredda, molte vetuste strutture vanno riviste, non tanto su base ideologica (anche quello, naturalmente), ma soprattutto tecnica, in quanto sono piene di ruggine e incrostazioni, e, al momento del bisogno, ti lasciano in asso.

Sul Boeing 777 abbattuto in Ucraina e alcune strumentalizzazioni tipiche

Si specula molto sull’abbattimento del Boeing 777 nelle zone di combattimento ucraine tra il governo di Kiev e i ribelli russi. L’aereo era decollato da Amsterdam con 298 civili a bordo, tutti rimasti uccisi. Senza informazioni ulteriori l’aereo può essere stato accidentalmente abbattuto, così come può essere stato abbattuto intenzionalmente. Naturalmente Rupert Murdoch si è subito affrettato a spargere coi suoi media il Verbo di «È stato Putin!», da dare in pasto alle masse degli ignoranti per fare i porci comodi suoi e dei Cinque Occhi, di uno dei quali, gli USA, è ora cittadino e di un altro, l’Australia, è originario. Ma lasciamo stare le gravi e menzognere campagne mediatiche di Murdoch e parliamo di cose serie.
Benché sia d’accordo con Giulietto Chiesa in merito alla propaganda filoucraina occidentale e alle responsabilità di USA e UE riguardo alla guerra, noto però che egli, in un suo intevento di questi giorni, omette quel che qualsiasi russo minimamente smaliziato penserebbe da sé: ossia che l’aereo può essere stato intenzionalmente abbattuto per mandare un chiaro segnale a Obama sui guai in cui rischia di mettersi facendo la voce grossa con Mosca. Obama è un incompetente a cercare di ingabbiare Mosca in una nuova guerra fredda e a portare al macello i cittadini ucraini con false promesse di sostegno a Kiev per conseguire scopi geopolitici scellerati, dimostrando di conoscere poco la storia europea o pretendendo di farla dimenticare agli europei stessi. Il che è una pretesa naïf, che solo da uno sprovveduto del calibro di Obama potrebbe esser presa in considerazione. È chiaro che Putin sta cercando di evitare di fare la fine di Chruščëv con l’Ungheria, avvantaggiandosi del fatto che effettivamente i russi di cittadinanza ucraina vogliono riprendersi la cittadinanza russa, come è loro diritto che sia.
Non dico che Putin abbia fatto abbattere l’aereo, ma non mi meraviglia che possa utilizzare metodi del genere anziché mandare un missile d’avvertimento vicino alle coste americane. Benché gli USA facciano la voce grossa coi media, sono tradizionalmente impreparati ad affrontare potenze militari, a differenza di quel che facciano con nazioni deboli militarmente. E anche in quei casi hanno grossi problemi. In altre parole, l’abbattimento del Boeing 777 non deve aver fatto dormire Obama tra due guanciali, non certo perché si sia disperato per le vite umane dei poveri malcapitati che sono morti orribilmente, ma perché la Russia non è al-Qaida, e se decidesse di far ‘capitare’ incidenti ai cittadini americani, Obama si troverebbe con guai e accuse interne ben peggiori di quelle di cui è stato finora il bersaglio.
In sostanza Chiesa non tiene conto della grossa pressione che gli USA stanno facendo contro la Russia, e dei metodi che Putin, molto subdolamente, può ritenere necessari per far desistere Washington dalla sua megalomania stragista. Così facendo, Chiesa esclude in assoluto la possibilità stessa di un movente russo. E dimentica le stragi del Teatro Dubrovka a Mosca e della scuola di Beslan: il pugno di ferro di Putin e le enormi perdite di vite umane, che neppure i media russi gli avevano risparmiato di imputargli. Questo non vuol dire che Putin sia responsabile di quest’ultima tragedia, ma USA e Russia metodi del genere li hanno utilizzati in passato e possono utilizzarli in qualsiasi momento. Tra questo e il precipitarsi a dire «È stato Putin!», così come piace al gossip macabro di Murdoch, ce ne passa ancora parecchio.

Whereas the EU’s HR Ms. Catherine Ashton spent most of her time at her desk taking orders from London and Washington instead of travelling abroad and meeting foreign leaders, the Italian minister of foreign affairs Ms. Federica Mogherini, 17 years her junior, and with a far stronger master degree in Political Sciences, has visited Israel, Palestine, Jordan and Egypt in a few hours trying to find a way out on the new Israeli-Palestinian war. A totally different style compared to the stagnant and (thank God) ineffective approach of Ms. Ashton. It’s obvious that a silly and unprepared journalist paid by Rupert Murdoch like Sohrab Ahmari wrote on the Wall Street Journal a few days ago about the supposed inexperience of Ms. Mogherini, who has more International studies and experiences worldwide than Ms. Ashton, and has met more foreign leaders abroad in five months than Ms. Ashton in five years. It’s time to have a real HR, if the European Union wants to have a serious International say on global issues, according to the interests and values of the EU citizens, which are far more complex and totally different from the London-Washington overseas formulas.

Haiku

Ormai i legami
sociali sono un nulla.
Nota gli arresti.

Filorussi o russi? Le parole che modellano le cose

Non si dice “filorussi”, si dice “russi”. Ugo Foscolo non era “filoitaliano” era semplicemente “italiano”, a prescindere dalle cittadinanze veneziana, cispadana, austriaca e britannica. Volevo farlo notare a una giornalista del Corriere della Sera, ma a quest’ora il Corriere non permette di commentare gli articoli. Questo linguaggio improprio è tipico anche di altri giornalisti, a quanto pare. Sciocchezze del tipo “guerra chirurgica”, “bombe intelligenti” e “mondo libero”.
Vedete com’è stupido/malizioso il linguaggio? Si parla di filorussi in Ucraina. Filorussi! È come se un istriano del 1946 lo chiamassero filoitaliano, mentre era semplicemente italiano. Mi si può chiamare filorusso, filoamericano, filoibernico o che so io, ma, in quanto italiano, è grottesco che mi si chiami filoitaliano. Prova a chiamare britannico un cattolico di Belfast, e senti cosa ti risponde. Ovviamente è un irlandese di cittadinanza britannica, altro che filoirlandese. Eppure i media continuano a parlare di filorussi intendendo i russi a cui è stata assegnata la cittadinanza ucraina. Grottesco: stupidamente/maliziosamente. Le parole che modellano le cose.

Mi piace, non mi piace è un buon modo per valutare la letteratura?

No. La letteratura è un’attività umana che non ha nulla a che fare col mi piace o meno, a differenza delle altri arti. In letteratura il fine è il pensiero; il mezzo è l’emozione che lo suscita. La letteratura è, nella storia umana, l’attività più forte del pensiero sul mondo presente. Questo ha comportato, per millenni, la censura degli scrittori dissidenti. In Occidente abbiamo assistito, e stiamo ancora assistendo, a meno di un secolo in cui la letteratura è stata denigrata, depotenziata, sostituita dall’intrattenimento. Non è possibile spiegarlo in una pagina, poiché si tratta di un processo che ha messo in campo diversi attori, dai nuovi media della propaganda (radio, cinema, televisione) alla concentrazione dei marchi editoriali in poche mani, alla promulgazione di leggi in tutela di interessi privati che limitano la circolazione libera dei testi (il copyright è una di queste) ecc. La letteratura entra ‘sempre’ in un dibattito politico; le storie di intrattenimento no. Tali storie del tipo mi piace o non mi piace, in cui l’emozione non attiva il pensiero, sono anch’esse esistite da sempre, ma non al punto da aver altro uso di come quando ascolti una canzone che ti piaccia. L’uso delle lettere per fare intrattenimento è sempre stato criticato da chi fa letteratura, ossia politica, da Rabelais a Shakespeare, a Cervantes. Omero associa fortemente, nell’Odissea, lo stretto rapporto tra potere politico e letteratura, facendo del suo eroe Ulisse il narratore della propria storia presso i feaci. Con la fortuna del romanzo, nell’Ottocento di storielle ne circolavano, ma nulla che fosse considerato letterario. Bisogna tener presente che ci sono tre attori perché un testo sia letterario: il lettore, il contenuto del testo, il mondo in cui viviamo. Se un forte nesso tra i tre viene meno, il lettore, per es., non potrà trarre altro che un’emozione da un testo che non si riferisce alla realtà comtemporanea come interpretazione della stessa, foss’anche in modo metaforico; se il testo è perfettamente inteso ad interpretare la realtà, ma il lettore ne coglie solo delle impressioni emotive o ristrette, il lettore, anche avendo di fronte un testo letterario, sarà impossibilitato a comprenderlo (leggerà un testo di Tanizaki come un giallo, un romanzo di Calvino come cervellotico o fiabesco, uno di Murakami come fantasioso e strano, uno di Atwood come un’avventura fantascientifica: insomma, non starà leggendo letteratura). Leggere letteratura è sempre stato, ed è tutt’ora, riservato all’«aristocrazia intellettuale di una nazione», come diceva Guy de Maupassant, ossia a quel 5% della popolazione nazionale che trae dai testi letterari significati politici e sociali di grande rilievo, a prescindere dall’essere degli intellettuali (ossia la compagine ancora più ristretta degli scrittori militanti). In pratica, il passaggio dall’analfabetismo all’alfabetismo non ha portato le popolazioni europee ad accedere alla letteratura, ma alla lettura, facendo sì che il 95% di analfabeti italiani o russi dell’Ottocento, una volta alfabetizzati tra l’Otto e il Novecento, restassero privi dell’accesso alla letteratura per quel che è: un’attività per addentrarsi più a fondo e più rapidamente nel mondo in cui si vive, nei suoi problemi, idee, passioni e possibilità. E per interagire con tale realtà. È come se l’alfabetismo nei paesi europei avesse aperto gli occhi ai cittadini, ma senza dargli la necessaria cultura per comprendere quel che vedono, né, tantomeno, indicandogli la strada per farlo. I «generi» (romanzo di formazione, saggio politico o filosofico ecc.), quando si abbia a che fare con la letteratura, non contano molto, se non per questioni del rapporto tra quel che si vuol dire e il modo in cui dirlo. Adesso, per es., sono affascinato dalle argomentazioni di Hannah Arendt, sono «emozionato», benché si tratti di un saggio a tesi. Né più e né meno che se leggessi un romanzo di Philip K. Dick o Kenzaburō Ōe, i quali non hanno come fine emozionare, ma far riflettere sui problemi del mondo in cui viviamo. È chiaro che in Italia vi sia pochissima letteratura, nella misura in cui essa è piena di scrittori, soprattutto di fama più o meno relativa, che sanno cosa siano le lettere, ma pochissimi di loro in effetti sanno cosa sia la letteratura: non conoscendone il fine non possono perseguirlo che come casuale contingenza. In genere, oggi chi sa cosa sia la letteratura scrive saggi, i quali gli permettono, nel contesto mediatico attuale, di perseguire il fine politico e sociale essenziale per la letteratura, anche a costo di perdere parte dell’impatto emotivo dato da altre forme scadute nell’intrattenimento, come la narrativa e la poesia lirica.

Il problema italiano sono le leggi sul lavoro

Sono d’accordo con Silvio Berlusconi e con tutti questi scienziati dei media e dell’economia: il problema italiano sono le leggi sul lavoro. Ma non come le intendono loro. Basterebbe fissare tetti minimi e massimi agli stipendi dei lavoratori dipendenti, lasciandogli la possibilità di prendersi la loro parte di profitti se finanziano l’azienda, e ci sarebbe senz’altro più lavoro e più produzione. Invece questi scienziati, ovviamente opportunisti, vengono a raccontare la favola che licenziare è il modo migliore per produrre di più, per esser tutti più ricchi e più felici.